Philipp Fankhauser

«Ero un vero rompiscatole»
JazzAscona al via giovedì con Philipp Fankhauser, un bluesman cresciuto in Ticino

Philipp Fankhauser

Philipp Fankhauser ha passato l’adolescenza in Ticino, dove ha vissuto una vita piuttosto movimentata. Songwriter, chitarrista, cantante blues ed artista di successo, Fankhauser aprirà la 34° edizione di JazzAscona presentando il suo ultimo lavoro discografico I’ll Be Around – The Malaco Sessions, registrato presso i leggendari Malaco Studios di Jackson, in Mississippi.
In attesa di vederlo sul palco di Ascona abbiamo intrapreso con lui un viaggio nel tempo nei luoghi della sua giovinezza. 

Philipp, come hai vissuto la giornata di oggi?
Il Ticino mi fa sempre sentire a casa. Ecco perché quando mi prende la nostalgia salgo in auto e da Zurigo scendo fin qui. Tornare sui luoghi della mia gioventù è stato un vero piacere e ancora di più rivedere persone care come il mio mitico maestro di scuola Maurizio Colombi o l’amico Roberto Maggini.

Il tuo insegnante è diventato una sorta di sostituto del padre quando sei arrivato in Ticino con tua madre?
No, non siamo mai stati così vicini, di certo non quando, all’età di 12 anni, sono entrato a far parte della sua classe, nel bel mezzo dell’anno scolastico. Conoscevo al massimo tre parole in italiano ed ero un vero “Saugoof”, insomma un vero rompiscatole. Molte volte l’ho fatto arrabbiare. Ma è grazie alla sua autorevolezza se oggi parlo abbastanza bene l‘italiano. 

Che ricordi hai invece di Dimitri e del Teatro? 
Come studente incontravo i quattro figli di Dimitri sulla Centovallina. Era facile riconoscerli perché avevano tutti l’inconfondibile pettinatura e il grande sorriso del padre (ride). A quel tempo io veneravo Dimitri, ma personalmente lo conobbi solo quando Roberto Maggini me lo presentò alla Borsa dello Spettacolo a Thun. Dimitri poi è venuto a sentirmi a Muralto e in seguito mi sono anche esibito un paio di volte a Verscio. Di Dimitri conservo il ricordo di un uomo gentilissimo, che ha saputo rimanere creativo e vitale fin nella tarda età. Una cosa davvero invidiabile!

Come ti sei è avvicinato al Blues? 
A 12 anni chiesi a mia mamma una chitarra. Non una qualsiasi, ma la Gibson che Elvis aveva in una foto vista sul «Bravo», la rivista dei teenager di allora; a Natale non ricevetti la Gibson, ma un’Aria, simile ma più conveniente. Lo zampino ce lo mise però anche mio fratello: seccato che ascoltassi ancora i Bay City Rollers, mi regalò un disco dei Chicago-Blues-Pioniers, Sunnyland Slim. Sin dalle prime note mi fu chiaro: quella era la mia musica! 

Hai avuto un bravo insegnante di chitarra?
So solo che dopo un’ora ero già stufo perché tentò di insegnarmi le scale e tutti i tipi di note. Queste cose non mi interessavano, desideravo solo suonare il blues… Ancora oggi non riesco a leggere le note e ciò che a volte è uno svantaggio. Diciamo che tante cose le ho apprese al negozio di dischi Soldini di Locarno. Ci andavo ogni giorno dopo la scuola ad ascoltare vecchia musica americana e molti cantautori, da Dalla e De Gregori fino a Bennato.

Per quale motivo sei tornato nella Svizzera tedesca? 
Visto che mia madre non mi ha educato alla disciplina, sono stato cacciato da diversi apprendistati. Poi un giorno ne ebbe abbastanza e mi disse basta, ora torni da tuo padre!

Quale sarebbe potuto essere il tuo lavoro? 
Volevo diventare cuoco, ma non era una vera passione. Lo ritenevo bello perché molti dei miei vecchi amici lo facevano di professione. Ho iniziato al «La Palma» a Locarno ma sono stato allontanato tre mesi più tardi. In Engadina stesso scenario dopo sei mesi. Allo «Schweizerhof» di Berna ho pulito padelle per un mese finché sono approdato a Thun, dove finalmente, in un modo o nell’altro, ho terminato l’apprendistato commerciale. Insomma… ero piuttosto scatenato!

Anche in privato?
Ero sempre in giro, specialmente alle Stelle di Ascona, ai tempi la più grande discoteca d’Europa, oppure al Lago Bar, l’attuale Seven. Giravo con la Due Cavalli di mia madre senza che lei lo sapesse…Poi un giorno il benzinaio le presentò la fattura di un pieno che non avevo pagato…

Un po’ una vita in stile Rock’n’Roll!
Sì, ma non ho mai ucciso nessuno (ride), al massimo ho reso infelici alcune persone. Sono sempre stato me stesso, non ho mai voluto indossare l’immagine classica del musicista rock. Non ho mai distrutto camere d’albergo e non ho mai fatto uso di stupefacenti, cosa che sarebbe anche potuta capitare nella Locarno degli anni 70, che allora era un piccolo inferno della droga. Avendo paura degli aghi, l’eroina non sarebbe comunque stata un’opzione per me…

Le persone considerano il bluesman Philipp Fankhauser almeno in parte ticinese?
Purtroppo non tanto quanto io mi identifico nel Ticino. Un po’ la cosa mi rattrista. Nonostante ciò sono felice di essere alla mia terza esibizione al JazzAscona dopo quelle del 1990 e del 2010.