Adonis Rose - Intervista

La rinascita dopo la tempesta, con un omaggio ad Allen Toussaint. Adonis Rose ci racconta la sua musica e l'esperienza con la New Orleans Jazz Orchestra

Adonis Rose

Mr. Adonis Rose, cominciamo la chiacchierata dalle numerose collaborazioni che ha collezionato al di fuori del mondo del jazz: Public Enemy, Chaka Kahn, Gerald Levert, Eric Benet, solo per citarne alcuni. Ritengo che la sua versatilità in qualità di compositore e musicista provi ancora una volta, se davvero necessario, come il jazz sia da sempre un genere musicale aperto alle influenze esterne. Cosa ne pensa e com vede la scena jazz degli ultimi dieci anni?
I gruppi con cui ho suonato al di fuori del territorio jazz, chiamiamolo così, sono molti, è una cosa che faccio da quando ho iniziato a suonare. Personalmente ritengo che il jazz sia il contributo dell'America al mondo e che abbia certamente influenzato tutta quanta la musica americana. Il jazz è stato la musica popolare americana per decenni grazie ad artisti come Louis Armstrong – un artista che ha venduto milioni di dischi – Duke Ellington e Billy Eckstine. Quando pensi all'evoluzione della musica americana dopo la creazione del jazz trovi in ordine cronologico artisti che hanno fatto proprio la forma blues, la strumentazione jazz e altri che sono stati influenzati direttamente dai musicisti jazz. Da musicista jazz con alle spalle quasi un trentennio di carriera posso affermare di avere visto dei cambiamenti significativi nel panorama della musica in generale e del jazz in particolare. Con la nascita e la crescita della musica rap e il collasso del R&B e con l'abbandono dello swing da parte delle nuove generazioni, è stato piuttosto interessante osservare come molti artisti appropriandosi dell’etichetta di “musicisti jazz” abbiano tratto beneficio dalle partecipazioni ai jazz festival e dalla possibilità di esibirsi nei club. Il tutto, ahimè, a scapito dei veri ambasciatori del jazz che, invece, vengono trascurati.

In che momento esatto della sua vita ha esclamato, <OK, da grande farò il musicista!> Quanto è stata importante la famiglia nella sua crescita musicale? Per caso tra i parenti più stretti ci sono altri musicisti?
Ci sono musicisti in entrambi i rami della mia famiglia, sia quello materno che quello paterno. Mia madre è cresciuta in un coro gospel e mio padre è un batterista come il sottoscritto. Mio nonno ha dato l’esempio al figlio e al nipote. Mio zio, Chris Severin, è un bassista di fama internazionale. La mia prima batteria l’ho avuta tra i quattro e i cinque anni e ho iniziato subito ad esercitarmi. Ho suonato in una marching drum section fino a quando ho frequentato il New Orleans Center for Creative Arts all’epoca del liceo. Dopo sei mesi gomito a gomito con grandi giovani musicisti che hanno frequentato il NOCCA, gente come Nicholas Payton, Mark Braud, Jason Stewart e Dwight Fitch, ho capito che sarei diventato un musicista jazz e lo sarei rimasto per il resto della  vita.

Con il lavoro “The Music of Allen Toussaint. Adonis Rose & The New Orleans Jazz Orchestra” il jazz si tinge gentilmente di funk. Come nasce questo progetto dedicato a uno dei più grandi musicisti degli ultimi sessant’anni?
Il progetto dedicato ad Allen Toussaint è nato da una conversazione telefonica con Dee Dee Bridgwater. Dee Dee è una grande sostenitrice della New Orleans Jazz Orchestra e di quello che l’orchestra rappresenta. È stata anche determinante nella nostra rinascita. Stavamo chiacchierando e confrontando le idee sul prossimo progetto della NOJO e lei ha suggerito di fare la musica di Allen Toussaint. Ho subito pensato che fosse una grande idea ed ero entusiasta  e maltempo stesso curioso di vedere come ci saremmo confrontati in quanto band con la musica di Allen Toussaint. Ammetto di sentire vicina a me, per varie ragioni, questa registrazione. 

Per tutta la durata del festival, la New Orleans Jazz Orchestra sarà sul palco quotidianamente facendo second lines accanto a Trixie Minx. Sono solo voci, o è vero che sarete presenti sui vari palchi anche con il progetto di Ashlin Parker denominato Trumpet Mafia? Cosa ci si potrà attendere da tutte queste proposte?
È tutto esatto! Ci saranno tutti i giorni la NOJO farà New Orleans second lines accanto a Trixie Minx e ci sarà anche Trumpet Mafia. L’orchestra, inoltre, non solo eseguirà la musica dell’album dedicato a Toussaint ma suonerà anche alcuni standard classici che sono diventati parte integrante della storia del jazz negli ultimi cento anni. Ammetto di essere molto emozionato per l'esibizione della NOJO all’edizione 2019 del festival di Ascona. Tieni conto che siamo un'istituzione, un’associazione no-profit, che si è aggiudicata un Grammy. Per il futuro intravedo molte opportunità di collaborazione.

Guardando il documentario “When the Levees Broke: A Requiem in Four Acts” di Spike Lee (con la musica di Terence Blanchard) a la serie “Treme” della HBO si ha l0impressione che New Orleans, come l’araba fenice, abbia saputo rinascere dalle proprie ceneri. Come ha vissuto la tragedia dell’uragano Katrina del 2005 e come ha visto la musica contribuire alla ricostruzione della comunità?
Con “When the Levees Broke” tutto il mondo ha potuto vedere cosa è successo realmente durante e dopo il passaggio dell'uragano Katrina. “Treme” ha promosso la cultura di New Orleans e ha creato concretamente molte opportunità per musicisti, artisti e attori di lavorare dopo la tempesta. L'uragano Katrina ha costretto l'intera città a chiudere i battenti e la maggior parte dei suoi abitanti a trasferirsi altrove. Io mi sono trasferito nella zona di Dallas/Fort Worth dove ho vissuto per dieci anni prima di fare finalmente ritorno a casa. La musica di New Orleans è speciale e lo è in molti modi, ma sono difficili da spiegare. È portatrice di speranza, è condivisa, ha un qualcosa di tribale, inclusivo, progressista e non può essere replicata altrove, in nessuna parte del mondo. Il jazz è l'incarnazione dello spirito di New Orleans. Come potrebbe la città tornare a splendere e vivere senza di esso?

Ho letto che hai – alla fine sono arrivato a darti del tu! – suonato per il presidente Barack Obama. Che ricordo hai di quell’episodio?
Ho avuto il piacere e l’onore di esibirmi insieme alla straordinaria cantante Nnenna Freelon per il Presidente Barack Obama alle Hawaii, in occasione della Asia Pacific Economic Conference. L’occasione di incontrarlo e di parlare con lui e la moglie per 30-45 minuti è stato uno di quei momenti che ti cambiano la vita. Abbiamo tenuto un concerto privato per 300 presidenti e la band è stata presentata niente meno che dal presidente Obama in persona. Pensa, ha passato pure del tempo con noi nel backstage scherzando e raccontando delle barzellette prima di introdurci sul palco. Abbiamo scattato una foto di gruppo autografata da lui e Michelle Obama. Inutile dire che è appesa in bella mostra a casa mia! 

MATTEO CESCHI