Intervista - Il “Fil rouge” di Danilo Boggini

Jazz, tango e Francia. Danilo Boggini presenta a JazzAscona la sua ultima fatica discografica,"Fil Rouge, con ospite speciale il trombettista Flavio Boltro.

Fil Rouge con Danilo Boggini e Flavio Boltro

Danilo Boggini, direi di cominciare la chiacchierata partendo dall’Astrea Ensemble, con cui dalla fine degli anni Novanta hai cominciato ad esplorare il territorio di confine tra jazz e tango. Se non sbaglio hai anticipato di un anno o due i Gotan Project, anche loro interessati alla contaminazione tra generi.

In effetti, l’hai ricordato tu, cronologicamente il sestetto Astrea Ensemble nasce un anno prima di Gotan Project, ma va detto che le due formazioni, pur muovendosi nell’orbita del tango, seguivano percorsi e strade diversi: noi ci muovevamo nel solco del tango nuevo e del suo ideatore, Astor Piazzolla, mentre Gotan Project puntava su una commistione di tango e hip hop. Poi il mercato discografico ha dato ragione a loro…

Jazz, tango e Francia. La domanda viene quasi spontanea: cosa racconti del tuo rapporto artistico con il mondo musicale d’oltralpe?
La Francia è stata per anni l’orizzonte jazzistico a cui ho guardato con maggiore attenzione: nell’ambito del gruppo Accordion Project ho dedicato 3 CD alla musica francese e a quel particolare sodalizio fra jazz e atmosfere parigine che conosciamo con il nome di new musette. Più in genere mi affascinano tutti quei mondi in cui un genere musicale popolare si è evoluto raffinandosi sempre più e perfezionando i propri modelli: è il caso del jazz, del blues, della musica sudamericana, del tango, del klezmer e, appunto, del musette. In fondo la fisarmonica, lo strumento che prediligo, ha seguito lo stesso percorso, liberandosi degli stereotipi che la confinavano a strumento da balera, per acquisire gradatamente quella nobile dignità musicale che oggi tutti le riconoscono.

Veniamo ai giorni nostri e alla tua partecipazione all’edizione 2019 di Jazz Ascona: come nasce “Fil Rouge”? E come incontri Flavio Boltro?
La genesi di ‘Fil Rouge’ è piuttosto curiosa: si tratta di un regalo di compleanno che mia moglie Cristina ha pazientemente architettato a mia insaputa, appoggiandosi per le consulenze musicali a due amici di lunga data – Mauro Pesenti e Marco Ricci. Così il giorno dei festeggiamenti mi sono trovato circondato dagli amici, ciascuno dei quali aveva offerto un pezzo dell’opera complessiva. In tal modo invece dell’ennesima penna stilografica, dell’inutile cravatta o dell’ultimo profumo costoso, dentro la torta ho trovato arrangiamenti, giorni di studio di registrazione, e uno straordinario gruppo di musicisti a disposizione. Fra di essi Flavio Boltro è stata la ciliegina (sulla torta, appunto) che ha dato un sapore particolare al tutto, e devo dire che mai scelta fu più azzeccata, poiché a mio giudizio – e a giudizio di molti – Flavio è uno dei jazzisti più originali e dotati della scena jazzistica mondiale. Flavio ha affrontato la sfida con entusiasmo e senza mai risparmiarsi, e sono lieto che il pubblico di JazzAscona possa ammirarlo nella serata del 29 giugno.

Sei un amico e un habitué del festival. Che ricordi hai delle edizioni passate? C’è un episodio in particolare che hai il piacere di condividere?
Ho partecipato al Festival come musicista e come spettatore, e in entrambe le vesti ho apprezzato il clima che vi si respira, fatto di amore sincero per la musica, che si traduce nella possibilità di ascoltare i concerti in un clima di partecipata e competente attenzione.
Un episodio particolare riguarda una serata durante la quale stavo suonando con il quartetto Swing Power: da un palco vicino si sentiva un’altra formazione in cui spiccava un trombettista straordinario: era già successo qualche anno prima, ma in quell’occasione sapevamo trattarsi di Till Brönner; in questo caso invece eravamo all’oscuro di tutto. Poi come d’incanto il trombettista si avvicina al nostro palco, riconosce alcuni di noi e si unisce al gruppo come se avesse studiato per settimane il nostro repertorio (che quella sera era decisamente complesso e articolato). Si era appena materializzato l’estro elegantissimo di Marco Brioschi.


MATTEO CESCHI